Pete Seeger e la Bibbia

 

Bene ha fatto Riforma a ricordare Pete Seeger col bell’articolo di Carlo Pedrazzi sul numero del 7 febbraio. Può essere interessante per noi evangelici rendere conto della frequente e viva presenza del Good Book nell’opera del folksinger newyorkese.

Da giovane militante di sinistra, Seeger riteneva la religione “oppio dei popoli”. Ma col tempo, attraverso l’amore per la musica religiosa afroamericana, la frequentazione con persone come Martin Luther King o Mahalia Jackson, Seeger racconta di avere riscoperto la propria umanità, e la capacità di vedere la presenza di Dio in ogni cosa, dagli atomi alle galassie. Una posizione con forti tratti di panteismo, il che non ha impedito a Seeger di scoprire, con forte anticipo rispetto al “processo conciliare” del Consiglio Ecumenico, la stretta interrelazione tra giustizia, pace e salvaguardia della creazione. E soprattutto di cantarla, in una vastissima opera fatta di composizioni originali, di riscoperte di canti popolari di tutto il mondo, di armonizzazione di poesie e scritti altrui, di adattamento di antiche melodie a nuovi testi.

Seeger amava molto la Bibbia, soprattutto nella classica versione di Re Giacomo (1610), che riteneva insuperabile per ritmo e sonorità. E moltissime sono le sue composizioni ispirate a brani biblici. La più famosa, che ebbe un discreto successo commerciale nella versione dei Byrds, è Turn! Turn! Turn!, tratta quasi letteralmente da Ecclesiaste 3: 1-8 (“Per tutto c’è il suo tempo, c’è un momento per ogni cosa sotto il cielo …”). Ma è notevole anche My Father’s Mansion, che riprende Giovanni 14:2 (“nella casa del Padre mio ci sono molte dimore …”) dandogli, già nel 1966, una coloritura fortemente eco-pacifista (l’ultima strofa dice “Sta a noi scegliere se condividere la terra con tutte le sue gioie che abbondano, o continuare come abbiamo fatto finora, e bruciare la dimora di Dio”). E potremmo citare anche Seek and You Shall Find, oppure The Sower of Seeds.

Seeger ha anche arrangiato per banjo la cantata 147 di Bach Herz und Mund und Tat und Leben. E ha cantato, aggiungendovi nuove parole, anche due cantici presenti nel nostro Innario: il 102 (O volto insanguinato), e il 27 (Fratelli insieme d’un sol cuor).

Nella voce tenorile di Seeger, con l’età divenuta sempre più roca (in una delle sue ultime incisioni lo sentiamo, quasi afono, dirigere un coro di bambini nel canto di Forever Young di Bob Dylan, percepiamo l’eco di decenni di lotte contro la guerra e il razzismo, o di battaglie apparentemente “locali” come quella per liberare il fiume Hudson dagli scarichi industriali. L’eco di una cultura dove la separazione tra chiese e stato non impedisce la felice contaminazione tra musica “spirituale” e musica “di lotta”, o d’intrattenimento. Più o meno il contrario di quel che accade da noi …

Giorgio Guelmani

(pubblicato il 28 febbraio 2014 sul settimanale Riforma)

 

 

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