Chi siamo

Nei primi mesi del 2006 alcuni allievi dell’associazione italiana Katori shinto ryu (la più antica scuola di spada giapponese riferita al tempio scintoista di Katori fondata da Iizasa Choisai Ienao nel 1447) maturarono la decisione di promuovere uno spazio di ricerca maggiormente dedicato all’apprendimento della materia e meno incline a dare adito alle diatribe interne ai vari dojo.

La necessità di un ambito più riservato era determinata dal bisogno di approfondire la pratica, di allontanarsi dai conflitti fra le diverse linee interpretative e favorire così un processo di crescita più esteso. Il naturale processo di sviluppo conoscitivo era frequentemente rallentato da esigenze private di supremazia e da vassallaggi sterili. La necessità non era quella di creare uno spazio alternativo, bensì quella di creare un luogo utile a rendere più determinante ciò che si stava studiando, di mantenere vive le differenze e di poterle valutare appieno.

Sostanzialmente tutto ciò era scaturito da una volontà collettiva di approfondimento, senza che questo mettesse in discussione in alcun modo la propria partecipazione ai dojo di riferimento, collateralmente, tale iniziativa si calava in un momento di rinnovata contrapposizione fra quelle due linee di pensiero del Katori che prendevano origine dal Maestro Yoshio Sugino. Era questa una richiesta di supplenza a quei maestri troppo occupati a dichiarare la gratuita bontà di una scuola sull’altra che di rispondere ad una precisa volontà di
conoscenza.

Quel periodo era per altro permeato da uno dei momenti di maggiore slancio della nuova levata di cultori del Katori shinto, i maestri avevano a che fare con persone spesso entusiaste, la partecipazione assidua di un discreto numero di praticanti garantiva un proseguio certo a coloro che avevano cominciato a seguire la scuola di Kawasaki già alla metà degli anni Ottanta. Una partecipazione trasversale alle iniziative didattiche delle varie scuole manteneva vivo il senso di appartenere ad un omonimo gruppo di studio, pur nelle sue diverse declinazioni.

L’idea originale di questo gruppo di studio fu di Claudio, Pietro, Matteo e Stefano.

Alcuni dei componenti originari hanno continuato a credere che questo bisogno di determinare uno spazio proprio potesse realizzarsi ed hanno lavorato alacremente, altri, hanno cercato percorsi diversi. Via via, nuove persone si sono aggiunte e l’insieme ha stabilito la nascita di un luogo con un’identità oggi fortemente riconoscibile. Ognuno ha contribuito a far si che questa idea potesse concretizzarsi o assumere maggiore sostanza, gli avanzati insistendo nello studio e mettendosi a disposizione dei neofiti, questi ultimi nell’assidua reiterazione delle guardie e dei kata.

“I ragazzi del dojo invisibile”. Questa la definizione iniziale di un gruppo di persone timorose di essere prese troppo sul serio. Successivamente, venne il nome definitivo: Kasumi dojo. Kasumi, drago nella nebbia o più semplicemente, nebbia. Dove per nebbia si intendono le brume della vita, dove per nebbia si intende quella cortina che nelle prime giornate di autunno ammorbidisce i toni e i lineamenti di ogni forma mentre nel silenzio, i nostri sensi, diventano sempre più acuti, dove lo spirito si accomuna ai movimenti, dove il tuo respiro si unisce a quello del lupo e i suoi occhi diventano i tuoi.

Il Drago, comunemente riconosciuto quale simbolo di negatività, comunque da combattere e schiacciare, mentre probabilmente, rappresenta soltanto una diversità non riconosciuta come tale e perciò una fastidiosa dissonanza, un pensiero fuori dal coro, un’icona della differenza. Per noi, rappresenta una latente volontà ad esistere sempre e comunque rivendicando una disperata mancanza di uniformità all’acquiescenza delle coscienze o al conveniente sonno della ragione.

Altri avvenimenti si sono strada facendo accumulati, dando luogo dall’esigenza di un ambito di pura
riflessione alla configurazione di un dojo vero e proprio.

Questo è oggi il Kasumi dojo.

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